Finisce un'epoca
Nei primi anni Cinquanta la Moto Guzzi è una vasta e solida azienda che si estende su ben 24.000 mq., e che dà lavoro ad oltre 1.500 persone. Ma questo decennio segna anche l'inizio della crisi per l'industria motociclistica italiana. Il boom economico spinge gli italiani dal mondo delle due ruote, a quello più comodo delle automobili utilitarie. L'auto non è più un sogno per pochi e con 400 mila lire si può acquistare una Fiat 500.
Nel 1957 i tre principali Costruttori italiani - Moto Guzzi, Gilera e Mondial - decidono di comune accordo di ritirarsi dalle competizioni motociclistiche. E' il 26 settembre 1957, e Moto Guzzi chiude un capitolo glorioso illuminato da conquiste quali 14 Titoli Mondiali e 11 Tourist Trophy.
La crisi di Moto Guzzi si rivelerà ufficialmente nel 1964. I fondatori sono ormai scomparsi dalla scena: Emanuele Vittorio Parodi era morto negli anni della guerra, il figlio Giorgio era improvvisamente scomparso nel 1955. Carlo Guzzi, ormai anziano e malato, si era ritirato a vita privata, e morirà proprio nel 1964 a 75 anni. Alla guida di Moto Guzzi subentra Enrico Parodi, fratello di Giorgio, e già da diversi anni all'interno dell'azienda con incarichi direttivi.
Nel febbraio 1967 la Moto Guzzi viene rilevata dalla Seimm (Società Esercito Industrie Moto Meccaniche) controllata dall'IMI.
Per far fronte alla situazione di crisi e per seguire l'andamento del mercato, Seimm sceglie la strategia di riduzione dei prezzi per conquistare le fasce inferiori del mercato, risultato ottenuto grazie ad una politica di contenimento dei costi di produzione. Nascono così il Dingo e il Trotter, modelli dalle caratteristiche utilitarie e appartenenti al segmento emergente dei ciclomotori.
