Il "Guzzino 65" motorizza l'Italia
Ai piloti privati vengono affidati modelli preparati per le competizioni, come il Dondolino, il Gambalunga, il Condor e l'Albatros.
L'evoluzione tecnologica è continua. Nel 1939 arriva l'Airone 250, con un cambio a quattro marce comandato dal pedale: un modello che diventerà, per 15 anni, la "media cilindrata" più diffusa in Italia. Si sperimenta la sovralimentazione, con la "250 Compressore" che viene premiata con la "Freccia Azzurra", il riconoscimento riservato alle moto in grado di detenere contemporaneamente il record dell'ora e del chilometro.
Ma ormai il secondo conflitto mondiale è alle porte, e anche in questa circostanza l'ingegno e l'adattabilità dei progettisti Moto Guzzi si fa valere. Nasce il mitico Trialce, un originale motocarro smontabile, progettato per poter essere paracadutato. Il sidecar Alce, con ruota motrice lato scocca, monta anche un'originale barra di torsione per evitare coricamenti laterali e sbandamenti in curva.
La fine della guerra vede un mutamento nei gusti e nelle tendenze del pubblico. La moto non è più un veicolo per pochi eletti, riservato a un'élite di piloti abili ed esperti. Diventa un mezzo da usare tutti i giorni, anche per recarsi al lavoro. Un indirizzo che cambia le linee progettuali delle case costruttrici, che si orientano verso moto agili, con cilindrate piccole, economiche nell'acquisto e nei costi di gestione.
La Moto Guzzi, cogliendo lo spirito dei tempi, annuncia al mercato la sua prima due tempi, il Guzzino 65. Particolare curioso, il costo iniziale di 80.000 lire raddoppia in brevissimo tempo, a causa dell'inflazione. Spartano e pratico, viene venduto in 50.000 unità nell'arco di un triennio, stabilendo un nuovo record italiano. Straordinariamente longevo, negli anni Cinquanta, ribattezzato Cardellino, vivrà una seconda giovinezza.

