Il motore bicilindrico a V di 90° e la Guzzi V7
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Il motore bicilindrico a V di 90° e la Guzzi V7

Parallelamente, l'Ingegner Carcano procede allo sviluppo di un bicilindrico a V di 90°, un propulsore destinato a diventare il simbolo stesso della Moto Guzzi.

Il 1967 è l'anno di nascita della Guzzi V7, con cilindrata di 703cc. Bene accolta dal mercato, viene seguita dalla V7 Special, una "tre quarti di litro" e, infine, da un altro mito, la Guzzi V7 Sport dalla straordinaria tenuta di strada e dal design moderno e accattivante.

Anche il mercato USA è attirato dalla tecnologia italiana, e vengono allestite le versioni Special, California e Ambassador.

Le poderose ed eleganti "cruiser" italiane entrano nell'immaginario collettivo, e compaiono all'interno di film e pubblicità. Un successo d'immagine tale da proiettare oltreoceano una passione che ancora oggi coinvolge migliaia di appassionati statunitensi dell'Aquila di Mandello.

Il 1973 vede il passaggio dell'azienda al Gruppo De Tomaso Industries Inc. (Gruppo D.T.I.).

Inizia la produzione dei propulsori a 4 cilindri, che porta alla realizzazione del modello più riuscito, la Guzzi 254, nel 1975. Ma il pubblico mostra di essere legato alla tradizione, e ben presto si torna all'evoluzione del classicissimo bicilindrico a V, ormai una sorta di "carta d'identità" per le moto uscite dagli stabilimenti di Mandello del Lario. Durante la gestione De Tomaso, dopo i curiosi esperimenti delle 125cc Tuttoturismo e Tuttoterreno, il fuoco della progettazione si sposta progressivamente verso l'estetica, in parziale contrasto con la classica compostezza della Moto Guzzi.